giovedì, il 26 novembre 2020

Paolo Pantaleo, traduttore e curatore di Baltica


1. Che cosa l'ha portato in Lettonia?

Mia moglie, che è lettone. Ma poi ho imparato ad amare questo paese per molte altre cose.

2. Quali sono per lei le parole "chiave" della Lettonia e dell’Italia?

Se ne devo trovare una che le metta insieme, direi poesia.

3. Quali sono le parole che le piacciono in lettone?

Ce ne sono un'infinità, a partire da quelle di uso più comune che ogni tanto i miei figli piccoli pronunciano. Ma poi davvero ce ne sono tantissime, tutte quelle che scopro ogni giorno. Penso ad esempio a dei versi di Māra Zālīte che amo molto "Jau rīt es aiziešu vārdos kā mežā iet mežabrāļi"

4. Che cosa i lettoni e gli italiani hanno in comune?

Mi ripeto, poesia. Ma anche musica, arte, cultura popolare. In particolare la cultura contadina.

5. Che cosa della Lettonia le mancherà di più quando ritornerà in Italia?

Io parto e torno in Lettonia un paio di volte all'anno. E per sconfiggere la nostalgia, quando parto porto con me tutto quel che posso. Una famiglia per metà lettone, tutte le parole che ho imparato, quelle con cui parliamo coi nostri bambini, i libri, la musica, il cibo... Mi manca tutto il resto, quello che non sta in valigia.

6. Ultimo libro che ha letto in italiano? Quali sono i libri da leggere?

L'ultimo libro che ho letto, "Bille", era in lettone. In italiano invece l'ultimo libro che ho letto è stata in realtà una rilettura, "La malora" di Fenoglio (che però è complicato da leggere persino per molti italiani, per la lingua affascinante e particolare che usa, bellissimo).

I libri da leggere in italiano? Pavese innanzi tutto, il suo italiano è un impasto unico, sa di terra e di tabacco, di genuinità e di ricerca lessicale insieme: "La luna e i falò", "La casa in collina", e le sue raccolte di poesi da "Lavorare stanca" in poi.

Poi un bellissimo racconto, "Casa d'altri", di Silvio D'Arzo, uno scrittore morto prematuramente e poco conosciuto persino in Italia.

"Cronache di poveri amanti", di Vasco Pratolini, che racconta meglio di chiunque altro la Firenze degli anni '30.

La produzione di Mario Rigoni Stern, sia quella sulla guerra "Il sergente sulla neve", "Ritorno sul Don" ma ancora di più i suoi racconti dell'altipiano di Asiago.

E poi due libri fondamentali per il novecento italiano: "Se questo è un uomo" di Primo Levi, probabilmente il libro narrativo più importante scritto sulla shoah, e "La storia" di Elsa Morante.

7. Quale canzone le fa pensare dell’Italia?

"A Pa'" una canzone che De Gregori ha scritto su Pier Paolo Pasolini.

8. È appassionato di calcio? Per quale squadra tifa?

Juventus da sempre.

9. Dove si mangia la pizza più buona in Lettonia?

Non saprei, evito i posti dove si mangia italiano... Tranne "Un momento", per la simpatia del suo proprietario. E perché poi si mangia bene.

10. Quali luoghi consiglierebbe ad un turista lettone che vuole conoscere l'Italia?

Io vivo a Firenze, ho lavorato persino per alcuni anni dentro Palazzo Vecchio. Adesso però passo dal centro di Firenze raramente, più che la bellezza del Duomo o di Santa Croce è il fastidio della folla, del caos di traffico e di rumori. Se dovessi consigliare dei luoghi, consiglierei posti meno affollati. Rimanendo nella mia regione, la campagna senese, le crete del grossetano, l'Abbazia di San Galgano, l'appennino aretino. E cambiando regione, Gubbio nell'Umbria e Fabriano nelle Marche. Luoghi dove si coltiva il sapore della buona Italia con la giusta tranquillità.

11. Quali luoghi / cibi consiglierebbe ad un turista italiano che vuole conoscere la Lettonia?

Vedere tutto il possibile fuori dai classici circuiti turistici. Quando sono a Riga io vivo in Pārdaugava, che trovo molto affascinante anche se è lontana dai tradizionali tour turistici.

E poi, dopo aver visitato tutte le attrattive di Riga (io a tutti gli italiani che me lo chiedono consiglio di non perdersi il Brīvdabas muzejs) suggerirei di prendere a noleggio un auto e girare per la Lettonia. Vecriga è bellissima ma rinchiudersi solo lì dentro sarebbe un peccato imperdonabi le. Io amo moltissimo la natura lettone, adoro lo Zemgale, e le foreste di Vidzeme. I laghi, le cicogne, le pianure, le foreste.

Per quanto riguarda il mangiare, lo stesso consiglio. Cercare di mangiare piatti lettoni, dimenticarsi la cucina italiana (per molti italiani è quasi impossibile ma io non sopporto quando gli italiani cercano a tutti i costi all'estero di mangiare come fossero in Italia, considerando la cucina italiana l'unica che esiste). Andare nelle campagne lettoni, fermarsi in qualche krogs, assaporare tutto il possibile.

12. Che consigli darebbe agli studenti d’italiano in Lettonia?

Di lasciarsi portare dal suono delle frasi. Se manca ad esempio un congiuntivo o un condizionale la frase stecca, perde la sua musicalità. E' la musicalità della frase che si appoggia alle singole parole. Come in questo frammento di una poesia di Pavese:

I mattini trascorrono chiari e deserti

sulle rive del fiume che all'alba s'annebbia
e incupisce il suo verde, in attesa del sole.
Il tabacco, che vendono nell'ultima casa
ancora umida, all'orlo dei prati, ha un colore
quasi nero e un sapore sugoso: vapora azzurrino.
Tengono anche la grappa, color dell'acqua.
E' venuto un momento che tutto si ferma
e matura. Le piante lontano stan chete:
son fatte più scure. Nascondono frutti
che a una scossa cadrebbero. Le nuvole sparse
hanno polpe mature. Lontano sui corsi,
ogni casa matura al tepore del cielo.