giovedì, il 26 novembre 2020

Giovanni Guidi, tirocinante presso l’ALII

/ Il 30 aprile 2013 /

E alla fine doveva succedere: sono tornato in Italia. Il giorno dopo la mia partenza da Rīga sono andato al mare e il giorno dopo ancora in montagna ad arrampicare. Ho approfittato di questa piccola finestra di bel tempo in mezzo ad un periodo di pioggia che proprio non vuole finire. In due giorni ho fatto le due cose che mi mancavano di più: stare sdraiato sulla spiaggia e faticare in montagna attaccato a delle corde. Domani riprenderò a lavorare come guida all’Antro del Corchia, una grotta naturale molto estesa nella mie amate Alpi Apuane. Che cosa mi resterà della mia esperienza in Lettonia? Sicuramente molti amici: raramente mi era capitato di conoscere così tante persone all’estero e di entrare in sintonia con loro. Mi mancherà insegnare italiano a delle persone che amano questa lingua e che vogliono fare di tutto per apprezzare una cultura, quella italiana, che troppo spesso in Italia non viene invece considerata come merita. Dopo tre mesi, sono di nuovo a casa: questa è la vita. Un’altra esperienza si è conclusa, con molti lati positivi e pochi, veramente pochi, negativi. Qualcosa resterà anche questa volta e mi sarà utile per i miei prossimi passi. Vi aspetto tutti in Italia!


/ Il 14 aprile 2013 /

Hockey, che passione! Non potevo lasciare la Lettonia senza aver prima visto una partita di hockey su ghiaccio. La partita è Lettonia-Svezia; un’amichevole, almeno a parole. Lo stadio non è al completo, ma il pubblico è molto caldo. Al momento degli inni tutti in piedi e poi via allo spettacolo. Un pazzo scatenato con la maschera da mostro e la maglietta della squadra di casa incita tutti a spronare i giocatori. La partita è dura e qualcuno si fa male e viene portato fuori. Le regole precise non le conosco, ma cerco di seguire questi ragazzoni che si menano tutto il tempo per capirne qualcosa. Il gioco è piacevole, veloce, con continui cambi di fronte. L’atmosfera è tesa e qualcuno si spintona. Passano in vantaggio gli ospiti, superiori da un punto di vista tecnico, mi dicono. Poi il pareggio della Lettonia e lo stadio esplode in un grido di gioia. Ma l’illusione dura poco: gli svedesi sono bravi e segnano il 2-1, che chiuderà la partita. Alla fine stretta di mano tra i giocatori e nessuna polemica.


/ Il 12 aprile 2013 /

E venne così anche l’ora di Jūrmala. Con alcuni dei miei amici italiani abbiamo deciso di raggiungere la bella località turistica a ovest di Rīga. Il programma è di arrivare alla famosa spiaggia in treno, ma ecco un piccolo imprevisto. Invece di scendere alla stazione principale, quella vicino al centro cittadino, scendiamo due prima, visto che io, allarmato perché non vedo cartelli, chiedo a un ragazzo che sale: "Jūrmala?". Lui annuisce e così scendiamo. Capiamo subito che in realtà sarebbe stato molto più comodo restarsene sul treno. Poco male: decidiamo di andare sulla spiaggia e restiamo stupefatti dalla bellezza del mare completamente ghiacciato e coperto di neve. Ha così inizio una lunga passeggiata per raggiungere la città vera e propria. La spiaggia è molto bella e ci ripromettiamo di fare un salto qui la prossima estate, così da vederla nella stagione più bella. Lungo la battigia scherziamo a pallate di neve, ci facciamo foto a maniche corte per celebrare la bellissima giornata (in realtà freddina …) e concludiamo il tutto con un caffè, poco dopo. Poi il centro cittadino e la stazione giusta: è tempo di tornarsene a casa.


/ Il 2 aprile 2013 /

Venerdì mattina sono partito insieme a tre altri italiani, destinazione Tallinn. Dopo un viaggio di circa quattro ore in bus siamo arrivati nella capitale estone. Il nostro ostello, il Gidic Backpackers, è carino, pulito e vicino alla stazione degli autobus. L’attesa per il check in è un po’ lunga, ma il padrone è simpaticissimo e ci fornisce un bel po’ di indicazioni sulla città, su dove mangiare e sui locali. Neanche a farlo apposta becchiamo quattro ragazza che studiano a Rīga, due ungheresi e due slovacche. La giornata è bella, con un po’ di vento freddo, ma niente di insopportabile. Facciamo un giro intorno alle vie del centro storico, visitiamo le mura medioevali, le varie chiese e la piazza centrale, circondata da bar dove le persone prendono tè e caffè avvolte in coperte. Decidiamo poi di dare un’occhiata al mare gelato: per noi è una novità assoluta, uno spettacolo impressionante. A Ventspils avevo visto solo un po’ di ghiaccio vicino alla spiaggia, mentre qui i traghetti frangi ghiaccio avanzano spezzando la superficie gelata. Siamo fortunati e ci imbattiamo anche nell’inaugurazione di una mostra al EKKM (Eesti Kaasaegse Kunsti Muuseum), con ottimi biscotti. La sera andiamo a cena fuori e visitiamo un pub caratteristico dove beviamo un pinta all’Hell Hunt. La notte non è particolarmente movimentata, a parte l’incontro con due irlandesi completamente ubriachi con i quali instauriamo una profonda discussione su Trapattoni e la situazione politica italiana. Il giorno dopo ho il tempo di fare un paio di acquisti da buon turista, prima di ripartire in bus verso Rīga.


/ Il 19 marzo 2013 /

Pattinare non è come andare in bicicletta. Venerdì scorso ho provato per la prima volta in vita mia l’ebbrezza di pattinare sul ghiaccio a Mežaparks, insieme a degli amici. La giornata era bellissima, ma anche molto fredda, soprattutto al parco. In realtà, pattinare non era nei nostri piani: volevamo soltanto provare quelle strane ciambelle con le quali scendere giù da una pista come su uno slittino, ma, arrivati alla biglietteria, abbiamo scoperto che l’apertura era alle 15. Abbiamo quindi optato per i pattini: io non sapevo nemmeno come fossero fatti, quei cosi con le lame. Ho chiesto un paio del mio numero, li ho calzati e barcollando ho raggiunto la pista ghiacciata. Vado in montagna e mi piace l’alpinismo, su neve, ghiaccio e roccia, ma mai mi sono sentito così insicuro come su quelle lame. "È facile: è come andare in bicicletta", mi ripetevano i miei amici. Appena entrato in pista ho capito che non mi sarei sentito a mio agio per i trenta minuti successivi. Grazie all’aiuto di una ragazza che era con noi, decisamente più esperta, ho iniziato a muovermi sulla superficie ghiacciata, trascinato da lei, più che mosso dalle mie gambe. I piedi poi hanno iniziato a farmi male, non so bene perché (scarpe troppo strette?). E poi la prima caduta, seguita da almeno altre quindici, di cui una ripresa in diretta grazie ad uno dei miei simpaticissimi coinquilini, e un’altra molto spettacolare, in volo completo, con tanto di atterraggio su tutto il fianco sinistro, senza dimenticare che ho rischiato di amputare le dita a una di noi. Raffreddato, dolorante, con i piedi a pezzi, ho iniziato a muovermi un po’ per conto mio. Alla fine ero molto soddisfatto dell’esperienza! Ma per me, pattinare, non è sarà mai come andare in bicicletta.


/ Il 11 marzo 2013 /

"Ci vediamo all’una, va bene?". Questa domanda può mandare in tilt ogni italiano. Per l’ennesima volta mi sono reso conto che la vita in Lettonia non è scandita dai pasti, come in Italia. Dalle mie parti credo che nessuna persona abbia mai pronunciato la fatidica frase "Ci vediamo all’una, va bene?", ma nemmeno "Ci vediamo alle otto". Nella testa dell’italiano, di fronte a domande tanto inusuali, iniziano a nascere dubbi e incertezze, del tipo "Ma a pranzo?", oppure "Intende forse dopo pranzo?", "Ma non mangiamo?!". L’italiano di fronte a queste domande va in crisi, non c’è niente da fare. La sua vita si basa su due certezze: all’una si pranza, verso le otto (nove d’estate) si cena. Per il resto, soprattutto in questo momento, le certezze sono veramente poche. Quindi, cari lettoni: cercate di organizzare i vostri appuntamenti con gli italiani tenendo conto di questi due punti fondamentali. Se organizzate qualcosa intorno alle due ore X (la colazione dalle nostre parti non è fondamentale, si sa … anche se io l’adoro, invece, abbondante e salata!), calcolate che magari dovrete pagare il conto di un ristorante. O al contrario, farvelo pagare.


/ Il 28 febbraio 2013 /

Sono sopravvissuto alla febbre! Circondato dai coinquilini malati che si aggiravano per casa come zombie non potevo resistere a lungo, e infatti … Tre giorni a letto, mal di gola, tosse e 39° di febbre. Non male, ma c’era da aspettarselo. Questo non mi ha impedito di tornare a casa per le elezioni e fare il mio dovere di buon cittadino. È andata come è andata, non benissimo, direi. Il governo per ora non c’è e la situazione politica italiana appare sempre più caotica. Nonostante il disprezzo che molti italiani hanno per la classe politica alle urne si sono recati comunque oltre il 75% degli aventi diritto (-5% rispetto al 2008). E questo nonostante un finesettimana dove il maltempo l’ha fatta da padrone, soprattutto al Nord e nelle zone montane. Qui in Lettonia ho spesso chiesto alle persone che ho conosciuto che cosa pensassero della politica e mi ha sorpreso molto che parecchi di loro abbiano risposto che preferiscono non occuparsi dell’argomento. Anche qui, come in Italia, ho notato molto disprezzo per i politici, accusati spesso di corruzione o poca iniziativa. Ma perché gli italiani continuano ad andare a votare? La fase delle ideologie è finita da un pezzo, ora si parla più di “tifoserie” contrapposte, che di schieramenti contrapposti. L’idea che mi sono fatto è che probabilmente la rete sociale italiana è ancora forte: i legami con le persone («Lo voto perché lo conosco»), con chi comanda, con chi può garantirti qualcosa, devono sempre essere ben saldi. Votare è un dovere in una società dove le relazioni interpersonali sono sempre molto importanti. Certo, non sempre è così, ma in molti casi sono sicuro che lo sia. In Lettonia, invece, mi sembra che il singolo individuo abbia maggiori possibilità di affermarsi senza il supporto degli altri (la famiglia, i genitori, i parenti, gli amici, i conoscenti, i conoscenti dei conoscenti). Non sono un sociologo, ma questa è comunque la mia impressione.


/ Il 12 febbraio 2013 /

L’esplorazione della Lettonia continua. Giovedì ho visitato Ventspils, città sul mare di circa 40mila abitanti. Perché sono andato là? Sono andato a vedere come funziona lì l’insegnamento della lingua italiana e devo dire che sono rimasto piacevolmente sorpreso. Molte persone che frequentano i corsi, tutte molto in gamba e determinate. La città, a circa tre ore di bus da Rīga, è molto carina, quieta e con molto verde. Nel centro, tenuto molto bene, ci sono anche edifici più moderni, come la recente biblioteca, un bell’esempio di modernità inserita bene in un contesto storico. Vedere il mare, con lo spettacolo del ghiaccio arenato sulla spiaggia, mi ha fatto sentire un po’ a casa. Durante il viaggio di andata ho visto anche tre caprioli. Sabato invece è stata la volta di Jelgava e del suo festival di sculture di ghiaccio. Questa volta eravamo un piccolo gruppo, tutto italiano a parte una ragazza lettone e una tedesca. Anche questa volta siamo partiti con un minibus: un modo di spostarsi che a noi italiani ricorda un po’ i tempi della scuola. Le statue erano veramente belle, una cosa veramente inusuale per noi italiani. Poi una zuppa veloce e via in bus di nuovo a Rīga.


/ Il 8 febbraio 2013 /

Non potevo restare troppo a lungo senza calcio. Lunedì scorso ho sostenuto il mio primo allenamento con il FS Metta. Come ho fatto a trovare una squadra dopo solo due settimane? Merito di Inga, ovviamente! Infatti è stata lei a darmi il numero di Andris, l’allenatore della squadra e così ho iniziato la mia avventura calcistica lettone. Nel pomeriggio, prima di incontrarmi con Andris, ho cercato su internet qualche informazione sul FS Metta e ho scoperto che si trattava di una società di prima divisione. Non capivo: io pensavo di allenarmi con un gruppo di ragazzi, non con dei professionisti. Così ho subito scritto a dei miei amici italiani: «Questa sera mi alleno con una squadra di serie A». Con un ritardo di circa mezz’ora a causa di un tram sbagliato (maledizione!), arrivo all’allenamento: Andris mi chiede come mai sono in ritardo. «Il tram, il numero …» provo a spiegare, ma niente. È un sergente di ferro e non accetta scuse. Mi ricorda un po’ Alex Ferguson, l’allenatore del Manchester City: giusto così, senza regole e serietà nel calcio non si va da nessuna parte. E per lui è anche un lavoro, visto che allena anche l’Under 21 lettone. Mi cambio al volo e inizio ad allenarmi con i ragazzi. Presto scopro che in realtà questa è una squadra formata da studenti che vogliono soltanto divertirsi. Il FS Metta è infatti una società che ha diverse squadre, una che gioca in prima divisione, una in seconda, più altre squadre amatoriali: l’importante è giocare! La prossima volta mi informerò meglio su chi dei ragazzi con i quali mi sono allenato gioca (o ha giocato) anche in prima o seconda divisione. Alcuni di loro infatti mi hanno rivelato di aspirare a giocare in prima squadra. Intanto, in attesa di confrontarmi con Messi o Ibrahimovic, continuo ad allenarmi.


/ Il 4 febbraio 2013 /

Finalmente questa mattina ho iniziato il mio corso! Gli studenti sono tre, compreso il primo uomo: bravo! E coraggioso. Come per il corso iniziato già prima del mio arrivo, dove affianco Inga nell’insegnamento, ho cercato di impostare fin dall’inizio tutto il lavoro sulla comunicazione e sulle immagini. Per loro era la prima esperienza con l’italiano, o quasi. Alla fine dell’ora tutti e tre erano capaci di salutarsi, di presentarsi, di dire dove vivono e come si chiamano, oltre a quanti anni hanno. Speriamo che mercoledì se lo ricordino sempre! Anche loro, come le studentesse del corso di Inga, sono molto interessati alla lingua italiana e non si vergognano del provare a parlare. Di solito scrivo qualcosa alla lavagna, li faccio ripetere e poi gli chiedo di provare le frasi con me e tra loro. Comunicare: è questo l’importante. Questa mattina ho fatto vedere delle foto della Toscana e ho illustrato i nomi degli oggetti che scorrevano; la prossima volta chiederò di descrivere che cosa vedono sullo schermo. Il loro interesse è grande: mi hanno raccontato che vogliono visitare il mio paese e due di loro mi hanno detto che lo hanno già fatto in passato.

Domani mi aspettano tre lezioni, tutte alla Scuola Cattolica di Rīga: bambini di dodici anni, ragazzi di sedici e il corso per adulti. Non c’è male, come inizio.


/ Il 31 gennaio 2013 /

Una nuova settimana è iniziata a Rīga! Le novità principali riguardano il lavoro: la prossima settimana inizierò il mio corso d’italiano e sono molto contento. Spero di avere più studenti possibile, ma intanto mi concentro sul corso, già iniziato, dove sto insegnando: c’è entusiasmo e interesse tra le studentesse e questo è molto stimolante per chi, come me, ha studiato per fare l’insegnante. Ma Rīga non è solo lavoro, anzi. Ho infatti affrontato il mio primo fine settimana lettone e il giudizio è molto positivo. Venerdì sera, insieme ai miei coinquilini, siamo andati all’Ala, un pub dove si suona musica folk e si bevono ottime birre … e il Balzam! Era d’obbligo provare questa specialità, che ha un sapore particolare, risultato di diverse erbe. La musica era bella e l’atmosfera decisamente festaiola, con rumori di bicchieri e risate provenienti da ogni parte. Sabato invece abbiamo optato per il Nabaklab, dove suonava una cover band degli AC/DC. Bravissimi! Anche qui gente allegra e simpatica, ma forse l’età media era un po’ troppo bassa per noi. L’unico inconveniente del fine settimana: tornare a casa alle 2 con il vento freddo di Rīga non è il massimo, ma dovremo abituarci. Fin qui ci siamo tutti ben comportati. E coperti. Il mio lettone intanto fa passi da gigante: una sola parola, ma molto complessa da pronunciare, e per la quale ho speso una giornata: uzredzēšanos! E appunto … uzredzēšanos!


/ Il 27 gennaio 2013 /

È domenica sera e la mia prima settimana a Rīga sta per concludersi. Sono arrivato in Lettonia grazie al Progetto Leonardo e lavorerò con l’ALII (Associazione Lettone Insegnanti d’Italiano). Ma andiamo con ordine e partiamo dalla mia sistemazione.

L’appartamento nel quale vivo in Ģertrūdes iela con i miei cinque coinquilini è molto spazioso e luminoso. La zona è ottima e abbiamo vicino casa tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Di fronte alle finestre del salotto abbiamo anche una palestra, dove abbiamo promesso di andare presto. Vedremo. Quali sono le cose che più mi hanno colpito in questi primi sette giorni della città? Innanzitutto il meteo: mi ero preparato ad un gelo polare e a neve e nuvole tutto il giorno, mentre invece ho trovato temperature non così tremende e un bel sole, quasi sempre.

La città è molto bella e facile da visitare: ho visto il Duomo, la Chiesa di San Pietro, la Cattedrale ortodossa, immersa in un parco veramente bello e altro ancora. Il Monumento alla Libertà mi è spuntato di fronte all’improvviso, ricordandomi la storia di questo paese. Vedere il fiume gelato è stato sorprendente: una cosa davvero inusuale per un italiano.

Veniamo al lavoro: tutte le persone incontrate si sono dimostrate molto disponibili e professionali. Un ambiente stimolante, dove non c’è immobilismo, ma se mai voglia di fare e progettare. Un ambiente molto distante da quello dell’università italiana. E quante persone interessate all’italiano!

Il mio lettone ha fatto notevoli progressi, da lunedì. Le mie prime parole sono state: labdien, labvakar, čau, priekā, paldies, alus, ūdens, maize, lūdzu, piens (non kefīrs, che è tutta un’altra cosa, anche se la confezione è simile…), gaļa e siers (che non mangio, per cui: nē siers!). Alla prossima!